marzo 28, 2014- di Fabio Sortino

Un’oasi di cultura nel centro di Palermo, dove il degrado, la disattenzione e l’incuria sembrano avere il sopravvento sulle bellezze artistiche di questa straordinaria città.

Stiamo parlando del laboratorio artistico teatrale guidato con sapienza e cura da Calogero Armato professore di scenografia, amante della cultura barocca.

Appena entrati vediamo uno studio pieno di meraviglie artistiche e di abiti che richiamano all’arte barocca.

Professore, proprio dal barocco vorrei partire. Deriva dal Rinascimento…

Certamente – ci risponde Calogero Armato – deriva dal Rinascimento, ma in mezzo, prima del Barocco, ci sta il manierismo, che non presenta elementi innovativi.

Il Barocco si deve alla Chiesa ed in particolare ai Gesuiti, compagnia fondata da Sant’Ignazio di Loyola, che resero la Sicilia ricchissima di bellissime chiese, tutte tendenti verso l’alto come a contrassegnare il tendere verso Dio, verso l’infinito. Il Barocco era una risposta al pauperismo luterano di Martin Lutero e si sviluppò nel XVII secolo. Era il secolo dell’Inquisizione, dei roghi di Galileo, di Giordano Bruno. Tutti, anche per paura tendevano ad avvicinarsi alla Chiesa. Palermo fu riempita di bellissime Chiese, come Casa Professa, San Giuseppe ai Teatini, oltre agli stucchi del Serpotta, a Santa cAterina, ahimè in stato di degrado ed ai quattro cAnti di Palermo.  

Palermo conobbe grande lustro anche nel periodo arabo normanno

A dire la verità la città nella sua lunga storia ha conosciuto due periodi di grande splendore: quello arabo –normanno, quando si emigrava a Palermo e la città contava 340.000 abitanti, mentre Milano ne aveva 70.000 e c’erano le chiese che accoglievano gli emigranti (San Giorgio dei Genovesi, San Giovanni dei Napoletani) e l’altro grande periodo fu, appunto, quello barocco.

Dopo, nel Medioevo cosa successe?

Nel Medioevo non c’erano spazi teatrali a parte i teatri romani e si realizzavano le rappresentazioni sacre per le strade.

Qual è il suo progetto?

È semplice e complesso allo stesso tempo. Noi, come saprà anche lei a Palermo stiamo vivendo un momento di degrado e incuria senza pari, non solamente nel martoriato centro storico, ma anche nella periferie.

Ad esempio la sede di questo studio è sita in quella che è stata la più bella via di Palermo Corso Calatafimi. La vorremmo fare rivivere, con l’ausilio del regista e di attori e attrici, attraverso un corteo storico, lungo le vie di Corso Calatafimi con l’ingresso del re, gli alabardieri la corte, facendo così etnoantropologia, grazie anche alle descrizioni cronachistiche dei tempi,  e storia allo stesso tempo. Poi metteremo in scena Liolà e Cappuccetto Rosso di Perrault. Insomma vorremmo far rivivere una Palermo barocca.

Si immagina una Palermo diversa?

Ho l’utopia di una Palermo con una buona alberatura, penso alla Favorita, con la splendida Palazzina Cinese e il Museo Pitrè e il più bel promontorio d’Europa, secondo Goethe, Monte Pellegrino,. Ma vedo che nella pratica niente è stato fatto, ci sono ancora le prostitute e le auto. Penso alla fontane, ai saloni nobiliari. Ma mi scontro con una realtà, soprattutto politica chiusa nella sua mediocrità.

Le feste sono una caratteristica del periodo barocco

Sì ma quella che realizziamo noi è una festa della cultura e della città.