giugno 02, 2014 -Fabio Sciortino

Si è tenuto presso l’aula di informatica della Facoltà Teologica il Convegno di presentazione del volume curato da p. Vincenzo Lombino e Vincenzo Messana dal titolo, “Vescovi, Sicilia, Meditarraneo” nella tarda antichità.

Sono intervenuti Giulia Sfamemi Gasparro , P. Biagio Amata, il Vice Preside della Facoltà Teologica Salvatore Vacca. Ha moderato il Preside della medesima facoltà Rino La Delfa.

Ha introdotto i lavori  lo stesso Preside della Facoltà Teologica Rino La Delfa, il quale ha evidenziato l’immenso patrimonio di studio che il testo contiene in sé.

È poi intervenuta la docente  di Storia delle religioni Giulia Sfamemi Gasparro. “Il testo si concentra – ha detto la relatrice – sul ruolo dei Vescovi in Sicilia tra il II e il IV secolo, un periodo particolarmente ricco per la storiografia siciliana. Un aspetto rilevante delvolume – afferma ancora Gilia Sfamemi Gasparro è l’attenzione dedicata alle altre aree del Mediterraneo, in particolare la Sardegna, che può essere compreso solo in una dimensione più ampia. Messana muove dall’esplosione determinata dalla svolta costantiniana per poi rompere gli steccati delle discipline, affrontando la questione del Cristianesimo in Sicilia in maniera interdisciplinare. Storia, letteratura, architettura, politica, entrano a far parte della ricerca. Il Convegno di Caltanissetta dell’85 rivaluta la conoscenza degli inizi del cristianesimo siciliano ed è affrontato con molta attenzione da Vincenzo Messana.

Il testo è una summa documentaria dal I al IV secolo e evidenzia l’importanza di legare il vescovo alla propria chiesa. Numerose e significative sono le preoccupazioni dei vescovi – dice ancora Giulia Sfamemi Gasparro. Molto importante è la descrizione da parte del Di Santo della conversione dal Paganesimo al Cristianesimo di Firmino. Di Santo polemizza contro la scienza astrologica e contro i culti pagani mirando verso un più solido ed equilibrato cristianesimo di Firmino. Firmino, una volta convertitosi, ha una visione salvifica di Cristo e si rapporta al cristianesimo africano. In Cutino si vede lo scontro tra vescovi e monaci fino all’epoca gregoriana che culmina con lo stesso Gregorio Papa monaco.

In Sicilia le Istituzioni ecclesiastiche si intrecciano con la politica, l’economia, e con ambiti sociali. La figura di Gregorio  impone con decisione la propria volontà in un periodo di disordini e contrasti in Sicilia.

Ha preso successivamente la parola Don Biagio Amata che ha considerato il volume curato da p. Vincenzo Lombino e Vincenzo Messana come un testo che presenta sfaccettature differenti ma si mantiene unitario nei contenuti. Il Professore Messana affronta il tema della fiscalità nel tardo impero. Con questo testo la Sicilia pre araba acquista conformazioni europee.

“Firmino – dice p. Biagio Amata – abbraccia la cristologia così come si abbraccia Dio, ma non il Dio teologico, ma il Dio Cristologico. Insomma a Firmino non interessa tanto la teologia quanto la Cristologia. I contenuti teologici li troviamo nella patristica- che un sinonimo della teologia e della letteratura cristiana. Gli studi di questo testo collocano la Sicilia al centro della dimensione europea, così come sotto Federico II la Sicilia fu il giardino d’Europa.

Ha concluso il convegno non prima dei ringraziamenti dei due curatori Vincenzo Lombino e Vincenzo Messana, il Vice Preside della Facoltà Teologica Salvatore Vacca, il quale ha augurato a questo gruppo di studi di approfondire la branca dell’architettura, un po’ trascurata.   

Vincenzo Lombino, da noi intervistato ha detto che questo volume ha voluto fare luce sul periodo del primo cristianesimo fino a Gregorio Magno, su cui si hanno pochissime notizie perché gli arabi le hanno distrutte. Invece, riprendendo testi finora oscuri – ha concluso Lombino – ci siamo accorti che in quel periodo la Sicilia era florida e densamente popolata.