è un’area dedicata ad approfondimenti curati dai nostri associati che vogliono mettere a disposizione di tutti alcune informazioni derivanti, il più delle volte, dalle loro conoscenze specifiche. Questo può essere motivo per ampliare le conoscenze di ognuno su specifiche argomentazioni ed essere, per di più, uno strumento di informazione e di aggiornamento. La conoscenza è la virtù dei forti… Se vuoi pubblicare un articolo invia una mai a info@aiutiamociavicenda.it

maggio 24, 2014- Dott. Massimiliano Rosa

Con la legge di stabilità 2014,  nell’ambito della fiscalità immobiliare nasce la nuova Imposta Unica Comunale, ovvero la IUC, che va a sostituire, come nei migliori (o peggiori) omicidi nella culla, l’ex neonata TRISE. In attesa di eventuali nuovi colpi di scena da parte del neonato (ma già abbastanza vecchio, visti i componenti) governo Renzi, andiamo a dare una rapida disamina dei caratteri principali della nuova imposta che non farà dormire i contribuenti italiani.

La IUC si basa su due presupposti impositivi: da un lato il possesso degli immobili, dall’altro l’erogazione e la fruizione di servizi comunali.

Per questo motivo, le componenti della nuova imposta sono ben tre: L’IMU che rappresenta la componente patrimoniale (possesso di immobili), la TARI che rappresenta la tassa sui rifiuti (che abolisce la vecchia TARES), che è destinata a finanziare i costi del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti (a carico dell’utilizzatore dell’immobile), e la TASI che riguarda i servizi prestati dal Comune (i cosiddetti indivisibili) che sarà a carico sia del possessore che dell’utilizzatore.

La determinazione delle tariffe sarà attribuito al Comune di competenza, il quale avrà anche potere di regolamentare eventuali riduzioni o esenzioni che possano tenere conto della capacità contributiva della famiglia. In particolar modo, per quanto riguarda la TASI e l’applicazione della relativa tariffa, sarà considerato il foglio ISEE come elemento fondamentale al fine di verificare la precedentemente citata capacità contributiva.

I soggetti passivi dei tributi, dovranno presentare la dichiarazione relativa alla IUC entro il termine del 30 giugno successivo alla data di inizio del possesso o della detenzione dei locali e delle aree assoggettabili al tributo.

Tale dichiarazione dovrà essere redatta sul modello messo a disposizione dal Comune, e continuerà ad avere effetto anche per gli anni successivi fino a quando non si possano verificare eventuali modifiche dei dati dichiarati con conseguente diverso ammontare del tributo considerato.

Per quanto riguarda le modalità di pagamento, invece, esse saranno profondamente differenti rispetto alla ex IMU, in quanto il versamento del tributo sarà rateizzato in quattro momenti differenti: 16 gennaio, 16 aprile, 16 giugno, 16 ottobre (quattro rate trimestrali, quindi, a meno di modifiche del nuovo governo).

Per i possessori di un’abitazione principale, la componente IMU sarà pari a zero, mentre la TASI sarà modulata in modo specifico a seconda delle detrazioni di imposta spettanti al singolo contribuente.

Nel caso in cui il contribuente ometta il versamento della IUC, o la versi in misura insufficiente sulla base delle risultanze della dichiarazione, ci sarà, come sempre, la possibilità di sanare tramite il ravvedimento operoso, mentre per quanto riguarda l’omessa dichiarazione non sanata le sanzioni varieranno dal 100% al 200% rispetto all’importo non pagato.

Ovviamente, adesso la palla passerà ai Comuni, che avranno l’onere di dover approvare il relativo regolamento all’interno del quale dovranno essere stabilite tariffe, modalità di versamento e soprattutto, esenzioni e detrazioni.

E vista la lentezza con cui si è proceduto lo scorso anno per l’applicazione della TARES (regolamenti approvati anche dopo la scadenza della prima rata, con esibizioni da avanspettacolo all’interno di camere consiliari dove sedicenti consiglieri si “battevano” al fine di ridurre l’ingiusto tributo soprattutto in vicinanza delle successive elezioni, salvo poi cambiare idea quando gli si spiegava che dalla TARES dipendevano anche i loro stipendi), anche quest’anno ci sarà da ridere.

Per questa vergognosa classe politica sicuramente.

Per tutti gli altri, no.