aprile 04, 2014- di Fabio Sortino

 “Una figura di intramontabile attualità”. Così è stato definito il Principe Francesco Paolo Gravina dalla madre Superiore dell’ordine di Palagonia Salvatrice Guida  durante il convegno che si è tenuto presso l’oratorio di S. Salvatore per celebrare il 160° anniversario dalla sua scomparsa.

“Il principe è un nobile – dice la Madre Superiora – è un marito, uno sconfitto dall’amore umano che riversa sui poveri l’amore di Dio. Si può dire che il Principe Francesco Paolo Gravina anticipa le idee del Santo Padre sulla povertà ed è una figura di assoluta modernità.

Successivamente è intervenuto Don Giuseppe Di Giovanni che ha definito Francesco Gravina  un palermitano doc, che mantiene integra la sua fedeltà nuziale, nonostante i ripetuti tradimenti della moglie Nicoletta. Il principe fu sempre pronto a dare sostegno filiale e materiale agli ultimi della nostra città.

In lui – dice ancora p. Giuseppe Di Giovanni troviamo intraprendenza e creatività e la bellezza insita nella sua virtù di fedele cristiano.

Francesco Gravina – continua il parroco – rappresenta un campione di solidarietà ed onestà, oltre che di rettitudine morale.

È poi intervenuto il vescovo di Catanzaro Squillace Francesco Bertolone che ha prima parlato della famiglia, della crisi demografica che fa diventare l’Europa e i paesi “cosiddetti” paesi evoluti sempre più vecchi e sempre più svuotati di giovani. Di fronte alla crisi della famiglia – ha detto Mons. Bertolone. Non dobbiamo dire “io non c’entro” la responsabilità è dei politici, ma dobbiamo fare del nostro meglio per migliorare la situazione. Dobbiamo smetterla di piangerci addosso e di lamentarci e in questo Francesco Paolo Gravina ci è d’esempio. La Chiesa deve trovare – ha detto ancora l’alto prelato i cardini per rinascere, fondandosi sulla Bibbia, sul Concilio Vaticano II e sulla famiglia eterosessuale, in un momento in cui le convivenze e le unioni omosessuali stanno prendendo piede nella società.

Spesso assistiamo – riprende Mons. Bertolone – a coppie sterili e infeconde che si rivolgono alla fecondazione assistita. Ma non si va contro i valori e contro la natura.

Tutto ciò rende attualissimo il pensiero di Francesco Paolo Gravina e del laicato cattolico.

Di Don Francesco Gravina ci dice Mons Bertolone emergono tre profili

1)      le tristi vicende matrimoniali  con Donna Nicoletta Filangeri Pignatelli Cutò che si chiudono con l’esclusione dalla casa della donna per i suoi ripetuti tradimenti.

2)      Una fase filantropica di apostolato per i poveri tra le vie della città

3)      La fase di agape di amore incondizionato verso il prossimo che culmina con la fondazione di un istituto religioso femminile e con l’idea, non realizzata di fondare un istituto maschile basato sulla educazione al lavoro e non alla semplice elemosina, che avrebbe portato ad un reinserimento degli ultimi nella società precorrendo il welfare e lo stato sociale del ‘900.

Egli dedicò tutto la sua vita alla lotta al pauperismo. In un contesto in cui il potere curiale cercava di ghettizzare i poveri che erano visti più come delinquenti che come elevati al rango di Dio, egli si dedicò sempre ai poveri e anche dopo la caduta dei Borboni  – ci dice Mons. Bertolone – gli fu affidato questo compito per il suo amore per il prossimo e per la sua competenza.  Con lui la carità, non l’elemosina, diverrà cifra nel Regno delle Due Sicilie e questo è perfettamente in sintonia con il linguaggio di Papa Francesco. Il nome di Francesco Gravina è legato all’albergo dei Poveri. Nel 1839, infatti, il Principe fu eletto Presidente del Reale Albergo dei Poveri. Resta di lui– conclude Mons. Bertolone – la sua straordinaria capacità di amore per tutti quelli che vivono nelle povertà  morali e spirituali, un vero esempio per le povertà di oggi.